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🥣 Alimentazione e benessere

Come scegliere l’alimentazione giusta per cane e gatto

Non esiste un alimento universalmente migliore: la scelta corretta dipende dalla specie, dall’età, dalla fase della vita, dalle condizioni di salute, dal peso e dalle caratteristiche del singolo animale

AdottaCuccioli.it · Aggiornato il 13/09/2026 · 11 min di lettura

#alimentazione
Come scegliere l’alimentazione giusta per cane e gatto

Entrare in un negozio o cercare online un alimento per cane o gatto può sembrare semplice. In realtà bastano pochi minuti per trovarsi davanti a decine di confezioni: premium, natural, grain free, ricco di carne, monoproteico, sterilised, indoor, sensitive, ancestral, holistic.

Ogni prodotto sembra avere una caratteristica che dovrebbe renderlo migliore degli altri.

Ma scegliere correttamente l’alimentazione non significa individuare la confezione con il messaggio pubblicitario più convincente.

L’obiettivo è molto più concreto: fornire all’animale un’alimentazione completa, equilibrata, sicura e appropriata alle sue esigenze, nelle quantità corrette e valutandone gli effetti nel tempo.

Cane e gatto, inoltre, non sono nutrizionalmente identici. Un cucciolo non ha le stesse necessità di un adulto, un animale molto attivo può avere esigenze differenti da uno sedentario e una patologia può richiedere modifiche specifiche.

Per questo la domanda migliore non è:

“Qual è la marca migliore?”

ma:

“Qual è l’alimentazione più appropriata per questo animale?”

1. Cane e gatto hanno esigenze nutrizionali differenti

Cane e gatto vivono entrambi nelle nostre case, ma questo non significa che possano essere alimentati nello stesso modo.

Il gatto è un carnivoro obbligato e presenta esigenze nutrizionali specifiche legate alla sua fisiologia. Alcuni nutrienti devono essere forniti attraverso una dieta adeguatamente formulata.

Il cane presenta una maggiore flessibilità alimentare e può utilizzare nutrienti provenienti da diverse fonti quando la dieta è correttamente formulata.

Questo significa anche che il cibo destinato al cane non dovrebbe diventare l’alimentazione abituale del gatto e viceversa.

Specie differenti significano esigenze nutrizionali differenti.

2. Il primo controllo da fare: è un alimento completo?

Una delle informazioni più importanti sulla confezione è anche una delle più sottovalutate.

Dobbiamo capire se il prodotto è indicato come alimento completo oppure alimento complementare.

Un alimento completo è formulato per fornire, nelle condizioni d’uso previste, i nutrienti necessari all’animale cui è destinato.

Un alimento complementare, invece, non è normalmente destinato a costituire da solo l’intera dieta.

Alcuni prodotti umidi, snack, brodi, filetti di carne o altri alimenti particolarmente appetibili possono essere complementari.

Questo non significa che siano necessariamente prodotti scadenti: significa semplicemente che hanno una funzione diversa.

3. “Gli piace moltissimo” non significa necessariamente “è completo”

L’appetibilità è importante. Un alimento nutrizionalmente adeguato che l’animale rifiuta completamente è difficile da utilizzare.

Ma il gradimento non può essere l’unico criterio.

Un gatto potrebbe adorare un determinato alimento complementare. Un cane potrebbe preferire alcuni snack alla propria razione.

Questo non rende automaticamente quei prodotti adatti a costituire l’intera alimentazione.

Dobbiamo distinguere tra:

“Gli piace” e “può rappresentare correttamente la sua dieta abituale”.

Idealmente vogliamo entrambe le cose: un alimento appropriato che l’animale mangi volentieri.

4. L’età cambia le esigenze

L’alimentazione deve essere adeguata alla fase della vita.

Cuccioli e gattini stanno costruendo nuovi tessuti e attraversano una crescita rapida. Hanno quindi necessità diverse rispetto a un animale adulto.

Una volta completata la crescita, l’obiettivo cambia: mantenere una buona condizione corporea e fornire energia e nutrienti adeguati allo stile di vita.

Nell’animale anziano possono cambiare attività, composizione corporea, appetito e condizioni di salute.

Non esiste una ciotola che debba necessariamente rimanere identica dal primo all’ultimo anno di vita.

5. Nel cucciolo la crescita deve essere alimentata, non accelerata

Può sembrare che un cucciolo debba mangiare il più possibile per diventare grande e forte.

Non è questo l’obiettivo.

L’alimentazione deve sostenere una crescita corretta, non semplicemente massimizzarla.

Questo è particolarmente importante nei cani destinati a raggiungere taglie grandi o giganti, nei quali un'alimentazione formulata correttamente per la crescita assume particolare rilevanza.

Quantità e composizione della dieta devono quindi essere appropriate alla fase di sviluppo.

Crescere bene è più importante che crescere velocemente.

6. Anche nell’adulto le esigenze possono essere molto diverse

Due cani adulti dello stesso peso possono avere consumi energetici differenti.

Uno può trascorrere molte ore in casa e fare passeggiate tranquille; l’altro può svolgere intensa attività fisica.

Lo stesso principio vale per i gatti: ambiente, attività, sterilizzazione, caratteristiche individuali e stile di vita possono influenzare il fabbisogno energetico.

Per questo le quantità indicate sulla confezione rappresentano generalmente un punto di partenza, non una misura immutabile valida per ogni individuo.

La razione deve essere adattata all’animale osservando ciò che succede nel tempo.

7. Sterilizzazione non significa automaticamente sovrappeso

Dopo sterilizzazione o castrazione il fabbisogno energetico può modificarsi e, in alcuni animali, può aumentare la tendenza a prendere peso.

Questo non significa che il sovrappeso sia inevitabile.

Bisogna controllare quantità somministrate, condizione corporea, attività e andamento del peso.

Un alimento specificamente formulato per animali sterilizzati può essere utile in determinate situazioni, ma l’etichetta sterilised non sostituisce la corretta gestione della razione.

Il peso dipende dal bilancio energetico complessivo, non da una singola parola sulla confezione.

8. Secco, umido o alimentazione mista?

Non esiste una risposta unica valida per tutti.

Un alimento secco completo può rappresentare una dieta adeguata.

Un alimento umido completo può fare altrettanto.

È possibile anche utilizzare un’alimentazione mista, purché l’insieme della dieta venga gestito correttamente.

Contenuto d’acqua, densità energetica, appetibilità, praticità, salute dell’animale e preferenze individuali possono influenzare la scelta.

Nel gatto, in particolare, l’apporto di acqua attraverso l’alimentazione può contribuire all’idratazione complessiva.

La forma dell’alimento conta, ma conta ancora di più che la dieta complessiva sia appropriata.

9. Non giudichiamo un alimento soltanto dal primo ingrediente

Le liste degli ingredienti possono fornire informazioni utili, ma interpretarle correttamente è più complesso di quanto sembri.

Il fatto che un ingrediente compaia per primo non permette, da solo, di stabilire la qualità nutrizionale complessiva dell’alimento.

Gli ingredienti vengono dichiarati secondo regole specifiche e possono avere contenuti d’acqua molto differenti.

Soprattutto, una dieta deve essere valutata per ciò che fornisce complessivamente all’animale, non trasformando la lista degli ingredienti in una semplice classifica.

Un alimento è una formulazione nutrizionale, non soltanto l’ingrediente scritto più in alto.

10. “Più carne” non significa automaticamente “migliore”

Cane e gatto necessitano di nutrienti nelle quantità e proporzioni appropriate.

Per questo non è corretto valutare automaticamente la qualità di un alimento in base alla percentuale di carne pubblicizzata sulla parte anteriore della confezione.

Un prodotto può utilizzare una comunicazione fortemente centrata sulla carne senza essere necessariamente la scelta migliore per ogni animale.

Allo stesso modo, la presenza di ingredienti vegetali non rende automaticamente un alimento di cattiva qualità.

L’obiettivo non è scegliere l’etichetta più carnivora: è soddisfare correttamente i fabbisogni nutrizionali della specie e dell’individuo.

11. “Grain free” non significa automaticamente più sano

L’assenza di cereali viene spesso presentata come un vantaggio nutrizionale.

Ma grain free descrive una caratteristica della formulazione: non costituisce, da sola, una garanzia di maggiore qualità o appropriatezza.

I cereali correttamente utilizzati non devono essere considerati automaticamente ingredienti dannosi per cani e gatti.

In presenza di una reale reazione avversa al cibo, la gestione dietetica deve essere ragionata sulla situazione individuale e non affidata alle mode.

“Senza” qualcosa non significa necessariamente “migliore”.

12. “Naturale”, “premium” e altre parole non devono decidere al posto nostro

Il marketing alimentare utilizza parole capaci di trasmettere immediatamente un’idea di qualità.

Naturale. Premium. Superpremium. Ancestrale. Selezionato.

Il problema nasce quando utilizziamo queste espressioni come scorciatoie per giudicare l’intero alimento.

La qualità di una dieta dipende da formulazione, adeguatezza nutrizionale, sicurezza, controllo produttivo e capacità di soddisfare le necessità dell’animale.

Una bella parola sulla confezione non è un nutriente.

13. Il prezzo non è una misura perfetta della qualità

Un prodotto molto economico e uno molto costoso possono differire sotto numerosi aspetti.

Ma non possiamo concludere automaticamente che l’alimento con il prezzo più alto sia quello nutrizionalmente migliore per il nostro animale.

Nel prezzo entrano anche confezione, distribuzione, pubblicità, posizionamento commerciale e altri fattori.

Questo non significa scegliere semplicemente il prodotto meno costoso.

Significa evitare l’equazione:

“costa di più = necessariamente nutre meglio il mio animale”.

La scelta deve rimanere nutrizionale, non simbolica.

14. Impariamo a leggere davvero l’etichetta

L’etichetta dovrebbe essere consultata prima della pubblicità stampata sulla confezione.

Controlliamo innanzitutto a quale specie e fase della vita è destinato il prodotto e se si tratta di alimento completo o complementare.

Troveremo inoltre informazioni sulla composizione, sui componenti analitici, sugli additivi, sulle quantità consigliate e sul produttore o responsabile dell’etichettatura.

Non è necessario diventare nutrizionisti per acquistare una confezione di crocchette.

È però utile imparare a distinguere informazioni regolamentate e nutrizionalmente rilevanti dai messaggi puramente promozionali.

15. La percentuale di proteine non può essere interpretata da sola

Confrontare due confezioni leggendo soltanto “proteine 30%” e “proteine 40%” può sembrare semplice.

Ma quei numeri, da soli, non raccontano l’intera dieta.

Il contenuto d’acqua cambia molto tra alimento secco e umido e rende poco significativo confrontare direttamente alcune percentuali riportate “tal quali”.

Contano inoltre qualità e digeribilità delle fonti proteiche, apporto energetico e bilanciamento complessivo.

Un numero più alto non equivale automaticamente a un alimento migliore.

16. La quantità indicata sulla confezione è un punto di partenza

Le tabelle di razionamento sono utili, ma non possono prevedere perfettamente il metabolismo di ogni singolo animale.

Partiamo dalle indicazioni appropriate e poi osserviamo.

Il cane sta aumentando di peso?

Il gatto sta dimagrendo?

La condizione corporea rimane corretta?

Quanto movimento svolge?

Quanti snack riceve oltre ai pasti?

La razione può quindi richiedere aggiustamenti.

La quantità giusta è quella che permette di mantenere nel tempo una condizione corporea appropriata.

17. Anche gli snack fanno parte dell’alimentazione

Un errore frequente consiste nel pesare accuratamente la razione principale e dimenticare tutto ciò che viene somministrato durante la giornata.

Premietti durante l’educazione, snack dentali, bocconcini, pezzetti di formaggio o altri extra apportano energia.

Un singolo bocconcino può sembrare irrilevante, ma molti piccoli extra ripetuti ogni giorno possono diventare significativi, soprattutto negli animali di piccola taglia.

La ciotola non è l’unico posto da cui arrivano le calorie.

18. Gli avanzi della nostra tavola non dovrebbero diventare la dieta

Condividere occasionalmente un alimento sicuro e appropriato è diverso dal costruire la dieta del cane o del gatto attraverso gli avanzi.

I nostri pasti sono formulati per noi e possono contenere quantità elevate di grassi, sale, condimenti o ingredienti inadatti.

Alcuni alimenti comunemente presenti nelle nostre cucine possono inoltre essere tossici per gli animali.

Cioccolato, uva e uvetta, cipolle e altri alimenti richiedono particolare attenzione; inoltre esistono differenze tra cane e gatto e tra le quantità ingerite.

Il fatto che qualcosa sia cibo per noi non significa che sia cibo sicuro per loro.

19. Osserviamo come l’animale risponde alla dieta

La scelta non termina quando apriamo la confezione.

Dobbiamo osservare ciò che accade nelle settimane e nei mesi successivi.

Peso e condizione corporea rimangono appropriati?

L’animale mangia volentieri?

Come sono le feci?

Sono comparsi vomito o disturbi gastrointestinali ricorrenti?

Come appaiono cute e mantello?

Il livello di attività è normale?

Nessuno di questi elementi, preso isolatamente, permette di giudicare scientificamente un alimento, ma insieme aiutano a capire come quella dieta sta funzionando per quell’animale.

20. Non cambiamo continuamente alimento alla ricerca della perfezione

La quantità di prodotti disponibili può indurre a passare continuamente da una marca all’altra.

Un mese pollo, quello successivo salmone, poi grain free, poi monoproteico, poi una nuova formula consigliata online.

Se l’animale è sano, mantiene una buona condizione corporea e segue una dieta completa e appropriata, non è necessario cambiare continuamente alla ricerca di un ipotetico alimento perfetto.

I cambi frequenti possono inoltre rendere più difficile interpretare eventuali problemi gastrointestinali.

La varietà commerciale non crea automaticamente un bisogno nutrizionale di cambiare.

21. Quando cambiamo dieta, facciamolo con criterio

In molti casi il passaggio da un alimento all’altro viene effettuato gradualmente, aumentando progressivamente la quota del nuovo prodotto.

Questo può aiutare alcuni animali ad adattarsi al cambiamento.

Non esiste però una durata universale valida in qualsiasi circostanza: condizioni cliniche particolari possono richiedere indicazioni differenti.

Se durante la transizione compaiono vomito persistente, diarrea importante, perdita dell’appetito o altri sintomi significativi, non continuiamo semplicemente perché “deve abituarsi”.

La transizione deve accompagnare l’animale, non ignorare ciò che ci sta comunicando.

22. Dieta casalinga non significa semplicemente cucinare ingredienti sani

Preparare personalmente il cibo può sembrare il massimo controllo possibile sull’alimentazione.

Ma una dieta casalinga completa richiede che energia, proteine, grassi, minerali, vitamine e altri nutrienti siano presenti nelle proporzioni appropriate.

Carne, riso e verdure possono sembrare un pasto sano ai nostri occhi senza costituire necessariamente una dieta completa per un cane.

Nel gatto la formulazione richiede ancora maggiore attenzione alle sue specifiche esigenze nutrizionali.

Chi desidera seguire stabilmente una dieta casalinga dovrebbe farla formulare da un veterinario con competenze specifiche in nutrizione, evitando ricette improvvisate reperite online.

23. In presenza di una patologia, l’alimentazione può diventare parte della terapia

Malattie renali, gastrointestinali, urinarie, endocrine, allergie o altre condizioni possono richiedere strategie nutrizionali specifiche.

In questi casi non dobbiamo scegliere una dieta terapeutica soltanto perché sulla confezione troviamo il nome del problema che pensiamo abbia l’animale.

Prima serve una valutazione corretta.

Una dieta formulata per una determinata patologia può avere caratteristiche non necessarie o non appropriate per un animale sano o per un problema differente.

Quando il cibo diventa parte della terapia, la scelta deve essere guidata dalla diagnosi.

24. Il veterinario può aiutarci a distinguere nutrizione e pubblicità

Non è necessario rivolgersi al veterinario soltanto quando l’animale rifiuta il cibo o manifesta una malattia.

Possiamo discutere l’alimentazione durante i normali controlli.

Portiamo il nome esatto dell’alimento utilizzato, quantità giornaliera, snack, eventuali integratori e informazioni su peso e attività.

In situazioni più complesse può essere utile una valutazione nutrizionale specifica.

La domanda non dovrebbe essere soltanto:

“Questa marca è buona?”

Meglio chiedere:

“Questa dieta è completa e appropriata alle esigenze del mio animale?”

Prima di chiederti “Qual è il cibo migliore?”, prova a farti una domanda diversa

“Di cosa ha realmente bisogno il mio cane o il mio gatto?”

È una differenza importante.

Perché il cibo migliore in assoluto probabilmente non esiste.

Esistono un cucciolo che sta crescendo, un gatto adulto sterilizzato, un cane molto attivo, un animale anziano, un soggetto che deve perdere peso e un altro che convive con una patologia.

Esistono esigenze differenti.

La buona alimentazione comincia quindi da alcuni principi semplici: scegliere una dieta completa quando deve rappresentare l’alimentazione principale, rispettare la specie e la fase della vita, somministrare quantità appropriate, non lasciarsi guidare esclusivamente dal marketing e osservare l’animale nel tempo.

E quando le esigenze diventano particolari, chiedere aiuto a chi possiede le competenze per valutarle.

L’alimentazione migliore non è quella con la confezione più convincente: è quella nutrizionalmente adeguata al singolo animale, somministrata nelle quantità corrette e rivalutata quando le sue esigenze cambiano.

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