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⚖️ Normative e responsabilità

Danni provocati dall’animale e responsabilità civile

Vivere con un animale significa essere responsabili anche della sua gestione verso gli altri: prevenire un danno è sempre preferibile a doverne affrontare le conseguenze dopo che si è verificato

AdottaCuccioli.it · Pubblicato il · Aggiornato il · 12 min di lettura

#legge
Danni provocati dall’animale e responsabilità civile

Vivere con un cane o con un gatto significa assumersi responsabilità che non riguardano soltanto il loro benessere. La nostra gestione dell'animale può avere conseguenze anche sulle persone, sugli altri animali e sulle cose che ci circondano.

Un cane può mordere qualcuno, far cadere una persona, ferire un altro animale o fuggire e provocare un incidente. Un gatto può causare danni a beni appartenenti ad altri. Non è necessario che l'animale sia aggressivo perché possa verificarsi un danno.

Il punto di partenza della disciplina civilistica italiana è l'articolo 2052 del Codice civile, dedicato al danno cagionato da animali. La norma attribuisce la responsabilità al proprietario dell'animale oppure a chi se ne serve per il periodo nel quale lo ha in uso e precisa che questa responsabilità può sussistere anche quando l'animale era smarrito o fuggito; l'esclusione prevista dalla norma è la prova del caso fortuito.

Questo rende immediatamente evidente un principio:

la responsabilità non scompare semplicemente perché non avevamo intenzione di provocare il danno.

1. Cosa stabilisce l'articolo 2052 del Codice civile

L'articolo 2052 costruisce una disciplina specifica per i danni provocati dagli animali.

Il soggetto indicato dalla norma è innanzitutto il proprietario, ma viene considerato anche chi si serve dell'animale per il tempo in cui lo ha in uso. La responsabilità opera sia quando l'animale è sotto controllo sia quando è smarrito o fuggito, salvo la prova del caso fortuito.

Questo significa che non siamo davanti alla semplice domanda:

“Il proprietario è stato attento oppure distratto?”

Il meccanismo dell'articolo 2052 è più rigoroso.

Chi vive con un animale deve considerare anche il rischio dei danni che esso può concretamente provocare.

2. Non è necessario che l'animale sia “cattivo”

Quando parliamo di danni provocati dagli animali, il pensiero va immediatamente al cane che morde.

Ma il problema non riguarda soltanto l'aggressività.

Un cane molto socievole può saltare addosso a una persona anziana e farla cadere.

Può correre improvvisamente davanti a una bicicletta.

Può sfuggire al guinzaglio e attraversare una strada.

Durante il gioco può ferire accidentalmente un altro cane.

Un animale non deve avere intenzione di fare male perché possa produrre conseguenze reali.

La responsabilità riguarda il danno provocato, non un giudizio morale sul carattere dell'animale.

3. I danni alle persone

Il caso più evidente è una lesione fisica.

Un morso.

Un graffio.

Una caduta.

Una collisione.

Ma non dobbiamo ridurre ogni situazione alla presenza di una ferita direttamente causata dai denti o dalle unghie.

Pensiamo a un cane che corre verso una persona, che per evitarlo cade e si rompe un braccio. Oppure a un animale che fa perdere l'equilibrio a un ciclista.

In un eventuale procedimento sarà necessario ricostruire come si è verificato il fatto, quale rapporto causale esiste tra il comportamento dell'animale e il danno e quale sia l'entità del pregiudizio subito.

Non serve necessariamente un morso perché possa esistere un danno risarcibile.

4. I danni agli altri animali

Anche un altro animale può essere il soggetto coinvolto.

Un cane può ferirne un altro durante uno scontro.

Un animale fuggito può entrare in una proprietà e aggredire animali presenti all'interno.

Le conseguenze economiche possono comprendere, quando ne ricorrono i presupposti, spese veterinarie e altri pregiudizi collegati all'evento.

Ma anche qui non dobbiamo decidere automaticamente la responsabilità sulla base di una fotografia o del semplice fatto che un animale sia più grande dell'altro.

Occorre ricostruire l'accaduto.

Quando due animali sono coinvolti, contano i fatti concreti e il modo in cui l'evento si è prodotto.

5. I danni alle cose

La responsabilità civile non riguarda soltanto persone e animali.

Un animale può danneggiare beni appartenenti ad altri.

Può rompere un oggetto.

Danneggiare un cancello.

Entrare in un giardino.

Provocare danni a un veicolo.

La valutazione economica dipenderà dal danno effettivamente dimostrabile e dal rapporto tra il comportamento dell'animale e ciò che è accaduto.

Non dobbiamo quindi pensare:

“Non ha fatto male a nessuno, quindi non è successo niente.”

Anche un danno esclusivamente patrimoniale può avere conseguenze civili.

6. Anche la fuga dell'animale può generare responsabilità

Questa è una delle parti più importanti dell'articolo 2052.

La norma considera espressamente anche l'ipotesi nella quale l'animale fosse smarrito o fuggito.

Dire:

“Il cane era scappato, quindi in quel momento non era sotto il mio controllo”

non costituisce automaticamente una liberazione dalla responsabilità.

Pensiamo a un cancello lasciato aperto. Il cane esce, raggiunge la strada e provoca un incidente.

Il semplice fatto che non fosse più fisicamente accanto al proprietario non cancella il problema.

La fuga non interrompe automaticamente la responsabilità prevista dalla legge.

7. La prevenzione comincia dentro casa

Molti incidenti possono essere prevenuti prima ancora di uscire.

Un cancello deve essere adeguato.

Una recinzione deve impedire ragionevolmente la fuga dell'animale.

Porte e finestre devono essere gestite tenendo conto delle sue capacità.

Un cane che riesce facilmente a saltare una recinzione non dovrebbe essere lasciato in un giardino dal quale può uscire.

Se sappiamo che il gatto tenta continuamente di raggiungere un balcone pericoloso o un'area dalla quale può accedere alle proprietà vicine, dobbiamo valutare misure adeguate.

La custodia responsabile non comincia dal guinzaglio: comincia dall'ambiente nel quale vive l'animale.

8. Negli spazi pubblici la gestione diventa ancora più importante

Fuori casa aumentano le variabili.

Persone.

Bambini.

Biciclette.

Automobili.

Altri cani.

Rumori.

Situazioni imprevedibili.

La corretta gestione del cane negli spazi pubblici non serve soltanto a rispettare le regole: riduce concretamente il rischio che si verifichi un incidente.

Guinzaglio adeguato, capacità di controllo, conoscenza del comportamento dell'animale e rispetto delle prescrizioni applicabili sono strumenti di prevenzione.

La migliore controversia sul risarcimento è quella che non nasce perché il danno è stato evitato.

9. “Il mio cane non ha mai fatto niente” non è una misura di sicurezza

Una lunga storia senza incidenti è certamente positiva.

Ma non costituisce una garanzia assoluta sul futuro.

Anche un animale equilibrato può reagire in modo diverso quando prova dolore, paura o forte stress.

Può trovarsi per la prima volta in una situazione che non sa gestire.

Può essere provocato.

Può spaventarsi.

Può semplicemente compiere un movimento improvviso.

La gestione responsabile non nasce dalla convinzione che il nostro animale sia pericoloso.

Nasce dalla consapevolezza che qualsiasi animale può comportarsi in modo non perfettamente prevedibile.

10. Chi risponde quando il cane è con un'altra persona?

L'articolo 2052 non parla esclusivamente del proprietario. Fa riferimento anche a chi si serve dell'animale per il tempo in cui lo ha in uso.

Questo elemento è importante quando il cane viene affidato a un'altra persona.

Ma non dobbiamo trasformarlo nella regola semplicistica:

“Chi tiene materialmente il guinzaglio paga sempre e il proprietario non c'entra più.”

La distinzione tra semplice custodia occasionale e uso dell'animale in senso giuridicamente rilevante può richiedere la valutazione delle circostanze concrete.

Per questo, in caso di controversia, bisogna ricostruire chi aveva effettivamente l'animale, a quale titolo e quale rapporto esisteva con esso.

La presenza fisica dell'animale presso un'altra persona non consente conclusioni automatiche.

11. Familiari, amici, dog sitter e altre persone

Affidare il cane per qualche ora a un familiare non è necessariamente equivalente a consegnarlo professionalmente a qualcuno che lo utilizza o gestisce nell'ambito della propria attività.

La giurisprudenza interpreta concretamente il rapporto richiesto dall'articolo 2052.

Per questo, se il nostro animale viene affidato ad altri, è importante fornire tutte le informazioni necessarie.

Tende a tirare?

Ha paura dei cani?

Ha già tentato di fuggire?

Ha comportamenti particolari?

Ha bisogno della museruola in determinate situazioni?

Affidare responsabilmente significa mettere l'altra persona nelle condizioni di gestire correttamente l'animale.

12. Cos'è il caso fortuito

L'articolo 2052 indica il caso fortuito come elemento che può escludere la responsabilità.

È però uno dei concetti che più facilmente viene banalizzato.

Non basta dire:

“È successo all'improvviso.”

Molti incidenti sono improvvisi.

Non basta nemmeno:

“Non pensavo che il cane avrebbe fatto quella cosa.”

Il caso fortuito viene valutato in relazione alle caratteristiche concrete dell'evento e alla sua capacità di interrompere il normale collegamento causale.

Può assumere rilievo anche la condotta di un terzo o dello stesso danneggiato quando presenti le caratteristiche richieste nel caso concreto.

“Non me l'aspettavo” e “caso fortuito” non sono sinonimi.

13. Il comportamento della persona danneggiata può avere importanza

Immaginiamo che qualcuno ignori deliberatamente le indicazioni del proprietario e compia un comportamento particolarmente imprudente nei confronti dell'animale.

Oppure che intervenga un terzo provocando una situazione completamente anomala.

Questi elementi possono essere giuridicamente rilevanti.

Ma non dobbiamo concludere automaticamente:

“Ha provocato il cane, quindi non devo risarcire niente.”

Il comportamento del danneggiato deve essere valutato nel contesto dell'evento e può incidere diversamente a seconda delle circostanze.

La responsabilità si ricostruisce attraverso i fatti, non attraverso frasi automatiche utilizzate per attribuire la colpa all'altro.

14. Responsabilità civile significa soprattutto risarcimento

Quando parliamo dell'articolo 2052 siamo nel campo della responsabilità civile.

L'obiettivo principale è stabilire chi debba sopportare economicamente le conseguenze di un danno.

Questo piano non deve essere confuso con quello penale.

Un incidente può generare soltanto conseguenze civili oppure, in presenza dei presupposti previsti dalla legge, coinvolgere anche altre forme di responsabilità.

La domanda civile è:

chi deve risarcire il danno e in quale misura?

È diversa dalla domanda:

“È stato commesso un reato?”

15. Civile, penale e amministrativo sono tre piani differenti

Uno stesso episodio può produrre conseguenze diverse.

Sul piano civile, può sorgere un obbligo risarcitorio.

Sul piano penale, determinate condotte e conseguenze possono assumere rilevanza quando ricorrono gli elementi previsti da una norma incriminatrice.

Sul piano amministrativo, possono esserci violazioni delle regole applicabili alla gestione dell'animale.

Non dobbiamo confonderle.

Il fatto che qualcuno debba risarcire un danno non significa automaticamente che abbia commesso un reato.

Allo stesso modo, una violazione amministrativa non coincide necessariamente con la responsabilità civile per tutti i danni verificatisi.

Un solo evento può essere valutato su più piani giuridici, ciascuno con regole proprie.

16. Cosa fare immediatamente se il nostro animale provoca un danno

La prima priorità non è discutere su chi abbia ragione.

È mettere in sicurezza la situazione.

Se qualcuno è ferito, bisogna favorire l'assistenza necessaria.

Se è coinvolto un altro animale, può essere necessario un intervento veterinario.

Se esiste un pericolo per la circolazione, bisogna evitare ulteriori incidenti e attivare i soccorsi o le autorità competenti quando necessario.

Successivamente raccogliamo con calma le informazioni utili:

dati delle persone coinvolte;

eventuali testimoni;

fotografie della situazione, quando possibile;

documentazione sanitaria o veterinaria;

circostanze dell'evento.

Prima si protegge chi è coinvolto; poi si ricostruisce ciò che è accaduto.

17. Non trasformiamo il luogo dell'incidente in un tribunale

Dopo un incidente le persone possono essere spaventate, arrabbiate o sotto shock.

Non è il momento migliore per stabilire definitivamente responsabilità e risarcimenti.

Evitiamo minacce.

Evitiamo accuse.

Evitiamo dichiarazioni false.

Evitiamo di impedire all'altra persona di raccogliere informazioni legittimamente utili.

Prendiamo nota dei fatti e, quando necessario, lasciamo che siano assicurazioni, professionisti e autorità competenti a valutare le rispettive posizioni.

Collaborare nella ricostruzione dell'accaduto è molto più utile che cercare immediatamente un colpevole.

18. L'assicurazione di responsabilità civile

Una polizza di responsabilità civile può coprire, entro le condizioni contrattuali, determinati danni provocati dall'animale a terzi.

Non tutte le polizze sono uguali.

Alcune assicurazioni dedicate agli animali includono la responsabilità civile.

Alcune polizze del nucleo familiare possono prevedere coperture pertinenti.

Massimali, franchigie, scoperti, esclusioni e condizioni possono però cambiare considerevolmente.

Per questo non basta sapere:

“Ho un'assicurazione.”

Bisogna sapere che cosa copre realmente.

19. L'assicurazione non è automaticamente obbligatoria per ogni cane

È importante evitare una delle informazioni errate più diffuse.

Non esiste una regola generale secondo cui ogni proprietario di qualsiasi cane in Italia debba necessariamente stipulare una specifica assicurazione RC soltanto perché possiede il cane.

Possono però esistere obblighi in situazioni particolari previste dalla disciplina applicabile, oltre a condizioni contrattuali, regolamenti o circostanze specifiche da verificare.

La normativa sulla prevenzione delle aggressioni canine ha inoltre previsto, nel tempo, misure particolari per cani inseriti in specifici percorsi di valutazione del rischio.

Per una guida nazionale, quindi, la formulazione corretta è:

l'assicurazione può essere fortemente utile, ma non va presentata come obbligo indistinto per tutti i proprietari di cani.

20. Perché può essere utile anche quando non è obbligatoria

Un danno serio può avere costi molto elevati.

Pensiamo a una persona che subisce una lesione importante.

A un incidente stradale.

A cure veterinarie complesse per un altro animale.

A danni materiali significativi.

Una copertura assicurativa adeguata può proteggere il patrimonio della famiglia e facilitare la gestione economica del sinistro.

Quando valutiamo una polizza, controlliamo almeno:

chi è assicurato;

quali animali sono compresi;

quali danni sono coperti;

massimale;

franchigia o scoperto;

esclusioni;

eventuali obblighi di comunicazione;

tempi e modalità per denunciare un sinistro.

Il prezzo della polizza conta, ma conta molto di più sapere cosa succederà quando avremo davvero bisogno di utilizzarla.

21. Se esiste una polizza, il sinistro va comunicato correttamente

Dopo un evento non aspettiamo mesi pensando:

“Vediamo se l'altra persona mi chiede qualcosa.”

Controlliamo le condizioni contrattuali.

La polizza può stabilire tempi e modalità per la denuncia del sinistro e richiedere documentazione specifica.

Conserviamo fotografie, comunicazioni, certificazioni, eventuali fatture e dati delle persone coinvolte.

Non inventiamo ricostruzioni per far sembrare il caso coperto.

Una descrizione falsa può creare problemi molto più seri del sinistro iniziale.

Assicurarsi significa anche rispettare correttamente la procedura prevista dal contratto.

22. Dopo un incidente bisogna chiedersi anche perché sia successo

Risarcire un danno risolve, quando dovuto, il problema economico.

Ma non impedisce che accada di nuovo.

Se il cane è scappato, dobbiamo capire da dove.

Se ha rotto il guinzaglio, dobbiamo valutare attrezzatura più adeguata.

Se ha reagito in modo preoccupante a un altro cane, dobbiamo gestire il problema.

Se ha morso una persona, l'episodio non deve essere minimizzato.

Può essere necessario coinvolgere il veterinario e, in base al problema, professionisti qualificati del comportamento.

Ogni incidente dovrebbe produrre almeno una conseguenza positiva: una prevenzione migliore per il futuro.

23. La responsabilità aumenta la libertà, non la diminuisce

Può sembrare che guinzagli, recinzioni, educazione, assicurazioni e precauzioni siano soltanto limitazioni.

In realtà permettono all'animale di vivere più serenamente nella comunità.

Un cane ben gestito può frequentare più ambienti.

Una famiglia consapevole può prevenire situazioni che porterebbero a conflitti.

Una recinzione sicura permette al cane di utilizzare il giardino senza il rischio costante di una fuga.

Un proprietario preparato affronta con maggiore lucidità un imprevisto.

Responsabilità non significa avere paura del proprio animale: significa creare le condizioni perché possa vivere con noi senza esporre inutilmente sé stesso e gli altri a rischi.

24. La prevenzione resta la migliore forma di responsabilità civile

L'articolo 2052 diventa particolarmente importante quando il danno è già avvenuto.

Ma per chi vive con un animale la domanda più utile viene prima:

“Come posso evitare che succeda?”

Conoscere il comportamento del proprio animale.

Utilizzare attrezzature adeguate.

Mantenere sicuri cancelli e recinzioni.

Rispettare le regole negli spazi pubblici.

Non affidare un cane impegnativo a una persona incapace di gestirlo.

Intervenire sui problemi comportamentali.

Non sottovalutare precedenti episodi.

Valutare una copertura assicurativa adeguata.

Sono tutte forme della stessa responsabilità.

Prevenire non significa immaginare continuamente il peggio: significa ridurre ragionevolmente i rischi che possiamo controllare.

Prima di chiederti “Di chi è la colpa?”, chiediti “Cosa posso fare perché non accada?”

Quando un animale provoca un danno, la ricerca delle responsabilità è importante.

Ma arriva dopo.

Prima viene la gestione quotidiana.

L'articolo 2052 del Codice civile stabilisce un regime specifico per il proprietario o per chi si serve dell'animale durante il periodo in cui lo ha in uso, e la responsabilità prevista dalla disposizione opera anche se l'animale era smarrito o fuggito, salvo la prova del caso fortuito.

Questo principio ci ricorda che possedere un animale non significa soltanto avere diritti su di lui.

Significa assumersi responsabilità verso ciò che lo circonda.

Se si verifica un incidente, mettiamo prima in sicurezza persone e animali.

Documentiamo correttamente l'accaduto.

Scambiamo i dati necessari.

Contattiamo le autorità quando la situazione lo richiede.

Se abbiamo un'assicurazione, verifichiamo tempestivamente le condizioni per la denuncia del sinistro.

E soprattutto chiediamoci cosa possiamo modificare perché lo stesso episodio non si ripeta.

Perché un animale può essere affettuoso, equilibrato e perfettamente integrato nella famiglia e, nello stesso tempo, richiedere una gestione responsabile.

Le due cose non sono in contraddizione.

Vivere con un animale significa essere responsabili anche della sua gestione verso gli altri: prevenire un danno è sempre preferibile a doverne affrontare le conseguenze dopo che si è verificato.

❤️ La responsabilità non comincia quando arriva una richiesta di risarcimento: comincia ogni giorno, molto prima che accada qualcosa.

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